Economia

L’Inps gli toglie tutta la pensione per un solo giorno di lavoro: è un errore che fanno in molti (senza saperlo)

L’Inps gli toglie tutta la pensione per un solo giorno di lavoro
Un provvedimento che ha fatto molto discutere - fingertalks.it

L’attenzione resta alta sul tema, in un contesto normativo che richiede sempre più chiarezza e proporzionalità.

Una vicenda recente ha riportato all’attenzione pubblica le problematiche legate al divieto di cumulo tra pensione anticipata e redditi da lavoro, una normativa che spesso genera controversie e difficoltà interpretative.

Il caso di un pensionato ravennate, che ha visto l’INPS revocargli l’intera pensione per aver percepito appena 180 euro da un’attività lavorativa di pochi giorni, ha sollevato un dibattito importante sulla correttezza e proporzionalità nell’applicazione delle regole previdenziali.

Il caso del pensionato ravennate e l’intervento della magistratura

Il pensionato in questione, dopo aver ottenuto la pensione anticipata con un meccanismo che prevede il divieto di cumulo tra redditi da lavoro e assegno pensionistico, aveva svolto un’attività lavorativa sporadica e limitata nel tempo.

Nel settembre 2020, aveva lavorato per un totale di 14 ore, ricevendo 113,41 euro netti, e nel mese successivo altre 7 ore per 66,85 euro, per un totale di 21 ore e circa 180 euro complessivi. Nonostante l’entità esigua di questo compenso, l’INPS ha disposto la revoca dell’intera pensione annuale, richiedendo la restituzione di tutte le somme percepite nell’arco dell’anno.

Questa decisione ha portato il pensionato a presentare ricorso, sostenendo che l’attività lavorativa fosse “isolata e limitata”. Il giudice ha accolto la sua istanza, stabilendo che l’eventuale recupero delle somme indebitamente percepite potesse riguardare soltanto i mesi effettivamente interessati dall’attività lavorativa, ovvero settembre e ottobre 2020, e non l’intero anno.

L’Inps gli toglie tutta la pensione per un solo giorno di lavoro

La decisione del giudice – fingertalks.it

Di conseguenza, l’INPS è stato obbligato a restituire le somme trattenute, riaffermando il principio di proporzionalità nell’applicazione del divieto di cumulo.

Questo orientamento giurisprudenziale rappresenta un importante passo avanti nel riconoscimento dei diritti dei pensionati, evidenziando come l’applicazione automatica e indistinta delle normative possa produrre effetti sproporzionati e ingiusti.

Divieto di cumulo: quando scatta e quali sono le eccezioni

La normativa vigente stabilisce che chi accede a forme di pensionamento anticipato, come Quota 100, Quota 102 o Quota 103, non possa cumulare il trattamento pensionistico con redditi da lavoro, dipendente o autonomo, fino al raggiungimento dell’età pensionabile ordinaria.

Questa regola è stata introdotta per favorire il ricambio generazionale nel mercato del lavoro, ma nella pratica ha spesso penalizzato anche chi svolge attività lavorative di brevissima durata e con compensi modesti.

Un caso emblematico che richiama la vicenda ravennate è quello di un pensionato vicentino che, dopo essere andato in pensione con Quota 100, aveva lavorato come comparsa per una giornata percependo solo 78 euro. Anche in quella circostanza l’INPS aveva richiesto la restituzione di oltre 24 mila euro di pensione, ma il giudice ha ribaltato la decisione, sottolineando che redditi di importo marginale derivanti da prestazioni isolate non possono giustificare sanzioni così eccessive.

È importante precisare che l’attività lavorativa autonoma occasionale resta consentita entro il limite di 5.000 euro lordi annui: sotto questa soglia non si configura incompatibilità con la pensione e non scatta il recupero degli importi percepiti.

Tuttavia, negli ultimi anni l’INPS ha spesso applicato in modo automatico la sospensione o il recupero di intere annualità di pensione anche per poche ore di lavoro e compensi ridotti, una prassi che la giurisprudenza sta progressivamente correggendo.

Implicazioni per i pensionati e orientamenti futuri

Le recenti sentenze indicano chiaramente che l’INPS non può procedere indiscriminatamente alla revoca totale della pensione in presenza di redditi da lavoro modesti e sporadici. L’istituto deve limitare il recupero ai soli periodi in cui l’attività lavorativa è stata effettivamente svolta e tenere conto del valore economico dell’attività stessa, evitando richieste sproporzionate che possono mettere in difficoltà i pensionati in buona fede.

Questo orientamento rappresenta un importante riconoscimento per chi, pur beneficiando di forme di pensionamento anticipato, desidera svolgere attività lavorative occasionali senza incorrere in pesanti sanzioni economiche. Potrebbe inoltre influire su numerosi contenziosi ancora aperti, stimolando un’applicazione più equilibrata e ragionevole delle regole sul cumulo tra pensione e redditi da lavoro.

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